Fondazione P. Chiesa
Pietro Chiesa, originario di Sagno nel Mendrisiotto, è uno dei maggiori pittori ticinesi attivi tra la fine dell'800 e la prima metà del '900. Diverrà poi, tra il 1920 e il 1950, figura di spicco dell'arte in Ticino e punto di riferimento per l'arte svizzera. Può essere considerato fino al 1950 l'artista emblema del Cantone, assumendo la funzione di portavoce dell'arte ticinese già avuta tempo addietro da Vincenzo Vela. Le qualità dell'artista, nelle sue prove più alte, e la rilevanza del personaggio di cultura fanno di lui una personalità chiave, importante della storia ticinese della prima metà del secolo.
La formazione avviene all'Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano. La capitale lombarda sarà, fino al 1917, il suo luogo di residenza e lì si farà conoscere da diverse personalità di rilievo della cultura lombarda, grazie alle sue molteplici attività: di pittore, innanzitutto, di illustratore, di critico e insegnante, di persona socialmente impegnata in seno alla Società Umanitaria di Milano (noti i rapporti d'amicizia con Ersilia e Edoardo Majno).
Tiene importanti mostre a Milano (Galleria Pesaro), nel Ticino e nella Svizzera interna (Kunstmuseum di Lucerna, Kunsthaus di Zurigo, Kunstmuseum di San Gallo e di Winterthur, più volte alla Galleria Moos di Ginevra e Neupert di Zurigo).
Amico di Amiet, dei Giacometti, di Haller, di Baud-Bovy, Pietro Chiesa ricopre un ruolo fondamentale nelle delicate relazioni tra mondo culturale italiano e tedesco-francese. Difensore dell'identità italiana, egli intende valorizzare, soprattutto in grandi affreschi le peculiarità regionali del Ticino proponendole all'interno della realtà confederale del tempo come valore e ricchezza del patrimonio svizzero.