ARCHIVIO MOSTRE - MOSTRE 1990-1999
FRANCO BELTRAMETTI
17 settembre - 7 novembre 1999
Nato a Locarno il 7 ottobre del 1937, l'artista Franco Beltrametti si è laureato in architettura al politecnico di Zurigo nel 1963, per abbandonare subito l'indirizzo scelto e dedicarsi invece a quella che fin dall'adolescenza si era profilata come una doppia vocazione: poesia e arte visiva. Parola e immagine, intrecciate in un dialogo silenzioso, diventano per lui a partire dai primi anni Sessanta non solo il campo di ricerca, ma un indirizzo di percorso, una scelta di vita. Giappone, California, Sicilia, sono le prime tappe di un'esistenza concepita, fuori e dentro la metafora, come viaggio.Nel solco di una generazione che riconosceva nella sperimentazione della beat generation americana (Ferlinghetti, Corso, Kerouac) e delle avanguardie italiane (Anceschi e Balestrini) nonché nella spiritualità orientale i poli portanti del proprio orizzonte, forte delle amicizie strette fin dai primi anni in Giappone (Gary Snyder, Philip Whalen, Cid Corman) e in Italia (Giulia Niccolai, Adriano Spatola, Lalla Romano, Fernanda Pivano, ecc.) Beltrametti ha elaborato una sua mitologia essenziale. Un mosaico in cui alla vasta curiosità per la letteratura e l'arte e per la natura si combina una forte tensione selettiva pronta a tradursi nell'individuazione, all'interno di ogni nuovo elemento acquisito, di un centro, un cuore: nuova tessera di quel mosaico che potrebbe oggi intitolarsi come un suo quadro: "sempre cercando".
Il rigoroso principio d'ordine che informa la ricerca di Beltrametti, il dialogo tra segno e scrittura, costituisce lo scheletro di questa antologica (prima esposizione postuma che segue dopo quattro anni "Choses que voyagent", rassegna itinerante organizzata a Venezia negli spazi della Querini Stampalia e spostatasi poi a Marsiglia e Parigi). A Mendrisio si espongono non soltanto dipinti (circa 80), volumi di poesie e oggetti - insomma tutto il ventaglio dell'espressione artistica di Beltrametti compresa negli anni 1962-1995 - ma anche opere collettive, video, installazioni e fotografie, omaggio a un lavoro che si svolgeva perlopiù nel privato, ma non poteva prescindere mai dal rapporto con l'universo degli interlocutori abituali e dei pochi altri possibili.