ARCHIVIO MOSTRE - MOSTRE 2000-2004
ALFREDO BORTOLUZZI
La lezione del Bauhaus
7 aprile - 10 giugno 2001
Il Museo d'arte di Mendrisio dedica una mostra retrospettiva a un eclettico artista esponente della celeberrima scuola del Bauhaus, l'attività della quale - tra gli anni Venti e i primi anni Trente - calamitò gli interessei dei più illuminati ricoli culturali europei. Partendo dal Bauhaus, l'opera di Bortoluzzi viene presentata per temi con un suggestivo allestimento studiato dall'architetto Mario Botta. Nel catalogo che accoppagna la mostra, alcuni studiosi analizzano l'oper di Bortoluzzi alla luce dell'esperienza vissuta nella Scuola d'avanguardia di Dessau.
Una serie di opere donategli da Klee al tempo del Bauhaus apre la mostra antologica deidcata ad Alfre Bortoluzzi, la cui luminosa pittura rimane in gran parte ancora sconosciuta. Bortoluzzi visse nel Bauhaus (1927-1930), brevemente a Parigi e poi ancora in Germania deceni di fervide esperienze creative, in mezzo alle quali spicca distintamente la fondamentale lezione ricevuta da Paul Klee. Nella contrapposizione tra la stella e il cuore, un'immagine ricorrente nei suoi dipinti, nell'affrontare due volti, nel rappresentare un abbraccio infatti Bortoluzzi dà, più o meno consapevolmente, espressione a quella che fu la concezione tutta di Klee dell'arte come "gioco con le cose ultime".
Nato a Karlsruhe nel 1905 da genitori italiani, figlio di artigiani, il padre mosaicista e la madre stilista, Bortoluzzi non intraprende la carriera universitaria come il padre avrebbe desiderato, ma quella artistica frequentando dapprima l'Accademia di Karlsrhue e in seguito, a partire dal 1927, il Bauhaus dove sarà allievo di Albers, di Kandinsky, di Schlemmer e soprattutto di Klee, che lascerà un'impronta inconfondibile nella sua opera grafica e pittorica. Non è infatti genericamente nel segno del Bauhaus che si sviluppa il cammino artistico di Bortoluzzi - dalla pittura, alla danza, alla coreografia (dal 1930 al 1957 fu ballerino e coreografo apprezzato dapprima in Francia e poi nei maggiori teatri della Germania occidentale), per approdare poi definitivamente alla pittura e didicarvisi negli ultimi quarant'anni che trascorse a Peschici; particolare risulta invece la sua ricerca in quanto vi si legge il tentativo di imprimere alla bauhausiana volontà di legare arte e artigianato la forza di un'utopia.