Archivio mostre

Sergio Emery – Opere 1983-2003

24 aprile – 4 luglio 2021
Museo d’arte Mendrisio

Sergio Emery (Chiasso, 1928 – Gentilino, 2003) è stato tra i maggiori protagonisti dell’arte in Ticino nella seconda metà dello scorso secolo. Il suo percorso è singolare, non lineare come nel caso della maggior parte degli artisti della sua generazione. Dopo un esordio sulla scia del ‘900 (Carrà, Sironi, Morandi), si orienta verso il neopicassismo che ha modo di saggiare a Parigi nel’49 da Edouard Pignon. Questa prima stagione si conclude con il brusco abbandono della pittura e l’inizio di un periodo di 10 anni nel design moderno. Il suo percorso riprende verso la metà degli anni ’60 prima in direzione informale, poi in un’arte più concettuale e d’impronta ambientalista.

Ma la grande svolta pittorica avviene nei primi anni ’80 con il ciclo delle bambole. È da qui che parte la retrospettiva di Mendrisio, sviluppandosi sull’arco di un ventennio. La stagione finale si snoda in una concatenazione di temi, tutti incentrati sulla natura, che vista a posteriori dà l’idea di un lavoro in progress di grande compattezza. Dominanti di una pittura tra gestuale e parvenze di figurativo: il segno, il ritmo, l’invenzione compositiva, l’inserto di materiali di scarto. Capitolo a sé, ultimo straordinario ciclo, Nel settembre del ’43, nel quale Emery recupera grazie a un sogno, dando briglia sciolta alla fantasia, un fatto accadutogli negli anni della guerra.

Miki Tallone – [ēx]

24 aprile – 4 luglio 2021
Museo d’arte Mendrisio

Miki Tallone (1968) è un’artista ticinese la cui ricerca si basa sull’esplorazione dello spazio e del tempo – anche alla luce di studi personali in ambito performativo – e sulla raccolta di memorie private e collettive dei luoghi dove è ospite. Particolarmente importante all’interno del suo approccio concettuale è il confronto, sia architettonico sia ambientale, con i territori in cui opera e la concezione antropocentrica degli spazi: le sue installazioni, come lei stessa ha affermato sono «costruite attorno all’uomo, ma anche come emanazione dell’uomo». L’ampiezza dei riferimenti di Miki Tallone è composita, la sua abilità di interagire con l’ambiente ne fa una restauratrice al contrario: anziché ripristinare lo stato originario da esso evolve, integrandolo in una nuova visione nella quale il pubblico è chiamato ad interagire.

Così è anche in [ēx] , la mostra allestita al Museo d’arte Mendrisio, per la quale Tallone ha concepito 3 opere site-specific (nello splendido chiostro ad arcate e nel grande salone al primo piano) che ne rivelano l’attitudine alla ricodificazione dei contesti.

Nei due progetti esterni (Arundo 1 e 2, e Fluo) Tallone si inserisce nel luogo storico non attraverso una sua manipolazione ma secondo un processo di assimilazione che integra lo spazio elevandolo oltre i confini architettonici; nell’installazione interna (Demo) il visitatore è sottoposto a una serie di silenziosi meccanismi di socialità attraverso la rappresentazione di un rituale (il banchetto) senza commensali, la cui gestualità statica e simbolica è cristallizzata nell’utilizzo della stoffa e di immagini complementari a parete.

André Derain
Sperimentatore controcorrente

27 settembre 2020 – 31 gennaio 2021

André Derain è una delle grandi figure della rivoluzione artistica dell’inizio del XX secolo, sia pittorica sia scultorea, un’icona dell’arte del Novecento, amico di Picasso, Matisse, Braque, Giacometti. Derain ha formato con Henri Matisse e Pablo Picasso la triade di artisti che ha completamente cambiato a livello mondiale l’arte del Novecento. Derain è stato a capo e ispiratore di molte delle maggiori correnti della pittura moderna e contemporanea. È stato l’erede dell’Impressionismo, l’iniziatore della pittura Fauve e uno dei padri del Cubismo, nonché il precursore del Ritorno al Classicismo. Nei primissimi anni del Novecento, una manciata di artisti cambiò completamente il modo di vedere l’arte. Tra i massimi innovatori ci furono Derain e Matisse, che trascorsero vari anni a dipingere insieme i paesaggi di mare a Collioure, nel Sud della Francia. I due diedero vita tra il 1905 e il 1910 a un movimento per il quale si coniò il termine Fauve, cioè il gruppo dei “Selvaggi”, a causa dei vivacissimi, infuocati colori che caratterizzavano le loro opere.
Anche Picasso nutrì grande ammirazione e stima per Derain, soprattutto all’inizio del secolo scorso. A partire dal 1910, per diversi anni, Derain e Picasso collaborarono tra di loro e si studiarono reciprocamente. Si frequentarono molto e la loro amicizia durò fino agli anni Trenta. Fu Derain a introdurre Picasso nel mondo dell’arte africana e con Derain Picasso fece i primi passi verso il Cubismo. Entrambi furono amanti della mondanità, uomini di grande successo, celebrità delle arti del XX secolo. Ma se la fortuna di Picasso crebbe per tutto il secolo, quella di Derain ebbe un brusco, momentaneo declino dopo la seconda guerra mondiale, complice il mondo delle gallerie d’arte e del mercato.
La mostra organizzata dal Museo d’arte Mendrisio, nell’ambito della sua attività espositiva dedicata ai grandi maestri moderni, intende esplorare tutti i principali aspetti della ricerca di Derain, e in particolare contribuire a rimettere a fuoco e rivalorizzare le peculiari qualità della sua complessa e articolata produzione fra le due guerre e fino alla sua morte.
Per ciò che concerne la pittura viene analizzata in particolare l’evoluzione e le sperimentazioni stilistiche e tematiche, oltre ai numerosi riferimenti impliciti o espliciti dei più diversi territori dell’arte di tutte le epoche. E questo nei vari generi: il paesaggio, la natura morta, il ritratto, il nudo femminile, le composizioni più articolate. Altrettanto significativa, anche se più ridotta è la produzione scultorea, che viene documentata con un gruppo molto interessante di lavori.

Da ieri a oggi.
Linee del contemporaneo in Ticino.
La Collezione

10 giugno – 9 agosto 2020
Museo d’arte Mendrisio

Attraverso un centinaio di opere della collezione la mostra intende creare un caleidoscopio di sperimentazioni con l’obiettivo di far dialogare le varie opere, ravvisandone affinità di linguaggio.

Il contemporaneo è qui inteso come un dialogare tra generazioni che coprono circa quarant’anni di storia, mutando di colpo da una memoria di atmosfere da ultimo naturalismo a un’immagine tecnologicamente ultraelaborata.

Il nocciolo della mostra sta quindi tutto nella storia del Museo d’arte Mendrisio che, dalle prime biennali dedicate a Paolo Bellini e ad Aldo Ferrario, arriva fino agli spazi dedicati ad Alan Bogana o a Marta Margnetti. Sono questi in mostra tutti artisti ben noti, che hanno stretto un legame con il nostro istituto e ai quali va il nostro ringraziamento.

Opere di:

Selim Abdullah, Sibilla Altepost, Paolo Bellini, Franco Beltrametti, Adriana Beretta, Livio Bernasconi, Anna Bianchi, Alan Bogana, Giuseppe Bolzani, Gianfredo Camesi, Rosanna Carloni, Daniela Carrara, Marisa Casellini, Edgardo Cattori, Massimo Cavalli, Milo Cleis, Andrea Crociani, Ilaria Cuccagna, Edmondo Dobrzanski, Tommaso Donati, Marcel Dupertuis, Matteo Emery, Sergio Emery, Renzo Ferrari, Aldo Ferrario, Luisa Figini, Samuele Gabai, Andrea Gabutti, Piero Gilardi, Silvano Gilardi, Elia Gobbi, Aglaia Haritz, Hermanus, Timothy Hofmann, Max Huber, Aoi Huber-Kono, Cesare Lucchini, Marta Margnetti, Simonetta Martini, Paolo Mazzuchelli (PAM), Eleonora Meier, Luca Mengoni, Gianni Metalli, Vincenzo Meyer, Gian Paolo Minelli, Flavio Paolucci, Gianni Paris, Gregorio Pedroli, Adriano Pitschen, Rolando Raggenbass, Tino Repetto, Mariangela Rossi, Alberto Salvioni, Ruggero Savinio, Paolo Selmoni, Fabrizio Soldini, Ivo Soldini, Bohdan Stehlik, Una Szeemann, Miki Tallone, Gianmarco Torriani, Francesco Vella, Petra Weiss, Gianmaria Zanda, Flavia Zanetti, Piera Zürcher