Archivio mostre

Davide Cascio
Chaosmos
22 maggio – 4 settembre 2022

Chaosmos consiste di 3 interventi site-specific negli spazi del Museo d’arte Mendrisio: un mobile nel grande salone al I piano (Spider Bee) e alcuni interventi anche sulle pareti (Dangling painting relifs), di una schermatura dei due archi verso il primo corridoio (Out) e di un’installazione nella I sala (Riverrun). Inoltre, verranno presentati anche alcuni lavori (tra cui una serie di collages) a ripercorrere le più recenti fasi della sua produzione oltre a una sezione biografica. Davide Cascio è un artista ticinese la cui ricerca parte generalmente da un’attenta analisi delle fonti del passato per sviluppare progetti modernisti profondamente connessi al concetto di metamorfosi e conversione. Le sue installazioni, dalla matrice architettonica, operano come un percorso mentale che, seguendo le logiche dell’imprevedibilità, coltivano ideali utopici. Caratteristica principale dei suoi lavori è la meticolosità del progetto, l’attenzione metodica ai materiali, il rigore geometrico che si riallaccia tanto alle avanguardie costruttiviste e suprematiste di inizio Novecento quanto alla scuola del Bauhaus e all’architettura radicale.

Davide Cascio, Spider Bee, 2017, dettaglio

Gianfredo Camesi
Dallo spazio al tempo
22 maggio – 4 settembre 2022

Dallo spazio al Tempo è il titolo del progetto che l’artista valmaggese Gianfredo Camesi ha elaborato per gli spazi del Museo d’arte Mendrisio. Un progetto che ripercorre in sintesi la storia artistica di Camesi, dalle opere della prima maturità, come Point vital o la Flèche, a opere del 2016-17 rimaste ancora inedite, come tutta la serie – sedici lavori in totale – dei Retables (Trittici d’altare). Questa mostra, che conta quasi 80 opere suddivise per la maggior parte in serie (Espaces Mesure du TempsVacuitésChemin du corpsForme de lumièrePortraits/Autoportrait) rappresenta una summa del suo lavoro artistico. Fluidità e circolarità sono le caratteristiche del percorso passando da una sala all’altra all’interno del museo; ma non solo, creando un passaggio effettivo dall’esterno (chiostro) al punto d’inizio all’interno (Point vital collocato in un angolo del corridoio). Il catalogo che accompagna la mostra (testi: Simone Soldini, Walter Tschopp, Emanuela Burgazzoli, Linda Broggini) intende documentare non le singole opere o serie ma il progetto in un percorso fotografico (foto: Stefano Spinelli).
Mostra e catalogo sono a cura di Gianfredo Camesi e Simone Soldini.

A. R. Penck
24 ottobre 2021 – 13 febbraio 2022

A. R. Penck (1939-2017) è certamente tra i più importanti artisti tedeschi della seconda metà del Novecento, colui che, insieme ad altri suoi amici e compagni (Baselitz, Lüpertz, Polke, Richter, Immendorf e Kiefer) ha saputo esprimere le contraddizioni della Germania post-nazista e del conflitto Est-Ovest mediante un linguaggio originalissimo seppur concepito nelle forme espressive tradizionali, come pittura, disegno e scultura.
La retrospettiva di Mendrisio, comprensiva di oltre 40 dipinti di grande formato, 20 sculture in bronzo, cartone e feltro, oltre una settantina di opere su carta, libri d’artista e quaderni, intende ripercorrere le principali tappe di uno degli esponenti più significativi dell’arte internazionale degli anni Settanta e Ottanta.

A.R. Penck, How it works, 1989, © 2021, ProLitteris, Zurich
A. R. Penck, How it works, 1989, © 2021, ProLitteris, Zurich

Aoi Huber Kono
Acqueforti Acrilici Arazzi
29 luglio – 5 settembre 2021

Aoi Huber Kono, una pittrice che da molto tempo è amica del nostro Museo d’arte. La sua amicizia e i suoi antichi legami con il nostro istituto ci onorano. È con grande piacere che il Museo d’arte Mendrisio le rende un omaggio per i suoi 85 anni. Nata a Tokyo nel 1936, figlia di un celebre grafico, l’artista giapponese si è legata a un’altra figura famosa della grafica internazionale, Max Huber, col quale il Museo d’arte di Mendrisio a partire dalla sua nascita ha collaborato per un lungo periodo (suo il logo del nostro Museo).

Sergio Emery – Opere 1983-2003
24 aprile – 4 luglio 2021

Sergio Emery (Chiasso, 1928 – Gentilino, 2003) è stato tra i maggiori protagonisti dell’arte in Ticino nella seconda metà dello scorso secolo. Il suo percorso è singolare, non lineare come nel caso della maggior parte degli artisti della sua generazione. Dopo un esordio sulla scia del ‘900 (Carrà, Sironi, Morandi), si orienta verso il neopicassismo che ha modo di saggiare a Parigi nel’49 da Edouard Pignon. Questa prima stagione si conclude con il brusco abbandono della pittura e l’inizio di un periodo di 10 anni nel design moderno. Il suo percorso riprende verso la metà degli anni ’60 prima in direzione informale, poi in un’arte più concettuale e d’impronta ambientalista.

Ma la grande svolta pittorica avviene nei primi anni ’80 con il ciclo delle bambole. È da qui che parte la retrospettiva di Mendrisio, sviluppandosi sull’arco di un ventennio. La stagione finale si snoda in una concatenazione di temi, tutti incentrati sulla natura, che vista a posteriori dà l’idea di un lavoro in progress di grande compattezza. Dominanti di una pittura tra gestuale e parvenze di figurativo: il segno, il ritmo, l’invenzione compositiva, l’inserto di materiali di scarto. Capitolo a sé, ultimo straordinario ciclo, Nel settembre del ’43, nel quale Emery recupera grazie a un sogno, dando briglia sciolta alla fantasia, un fatto accadutogli negli anni della guerra.

Miki Tallone – [ēx]
24 aprile – 4 luglio 2021

Miki Tallone (1968) è un’artista ticinese la cui ricerca si basa sull’esplorazione dello spazio e del tempo – anche alla luce di studi personali in ambito performativo – e sulla raccolta di memorie private e collettive dei luoghi dove è ospite. Particolarmente importante all’interno del suo approccio concettuale è il confronto, sia architettonico sia ambientale, con i territori in cui opera e la concezione antropocentrica degli spazi: le sue installazioni, come lei stessa ha affermato sono «costruite attorno all’uomo, ma anche come emanazione dell’uomo». L’ampiezza dei riferimenti di Miki Tallone è composita, la sua abilità di interagire con l’ambiente ne fa una restauratrice al contrario: anziché ripristinare lo stato originario da esso evolve, integrandolo in una nuova visione nella quale il pubblico è chiamato ad interagire.

Così è anche in [ēx] , la mostra allestita al Museo d’arte Mendrisio, per la quale Tallone ha concepito 3 opere site-specific (nello splendido chiostro ad arcate e nel grande salone al primo piano) che ne rivelano l’attitudine alla ricodificazione dei contesti.

Nei due progetti esterni (Arundo 1 e 2, e Fluo) Tallone si inserisce nel luogo storico non attraverso una sua manipolazione ma secondo un processo di assimilazione che integra lo spazio elevandolo oltre i confini architettonici; nell’installazione interna (Demo) il visitatore è sottoposto a una serie di silenziosi meccanismi di socialità attraverso la rappresentazione di un rituale (il banchetto) senza commensali, la cui gestualità statica e simbolica è cristallizzata nell’utilizzo della stoffa e di immagini complementari a parete.

André Derain
Sperimentatore controcorrente
27 settembre 2020 – 31 gennaio 2021

André Derain è una delle grandi figure della rivoluzione artistica dell’inizio del XX secolo, sia pittorica sia scultorea, un’icona dell’arte del Novecento, amico di Picasso, Matisse, Braque, Giacometti. Derain ha formato con Henri Matisse e Pablo Picasso la triade di artisti che ha completamente cambiato a livello mondiale l’arte del Novecento. Derain è stato a capo e ispiratore di molte delle maggiori correnti della pittura moderna e contemporanea. È stato l’erede dell’Impressionismo, l’iniziatore della pittura Fauve e uno dei padri del Cubismo, nonché il precursore del Ritorno al Classicismo. Nei primissimi anni del Novecento, una manciata di artisti cambiò completamente il modo di vedere l’arte. Tra i massimi innovatori ci furono Derain e Matisse, che trascorsero vari anni a dipingere insieme i paesaggi di mare a Collioure, nel Sud della Francia. I due diedero vita tra il 1905 e il 1910 a un movimento per il quale si coniò il termine Fauve, cioè il gruppo dei “Selvaggi”, a causa dei vivacissimi, infuocati colori che caratterizzavano le loro opere.
Anche Picasso nutrì grande ammirazione e stima per Derain, soprattutto all’inizio del secolo scorso. A partire dal 1910, per diversi anni, Derain e Picasso collaborarono tra di loro e si studiarono reciprocamente. Si frequentarono molto e la loro amicizia durò fino agli anni Trenta. Fu Derain a introdurre Picasso nel mondo dell’arte africana e con Derain Picasso fece i primi passi verso il Cubismo. Entrambi furono amanti della mondanità, uomini di grande successo, celebrità delle arti del XX secolo. Ma se la fortuna di Picasso crebbe per tutto il secolo, quella di Derain ebbe un brusco, momentaneo declino dopo la seconda guerra mondiale, complice il mondo delle gallerie d’arte e del mercato.
La mostra organizzata dal Museo d’arte Mendrisio, nell’ambito della sua attività espositiva dedicata ai grandi maestri moderni, intende esplorare tutti i principali aspetti della ricerca di Derain, e in particolare contribuire a rimettere a fuoco e rivalorizzare le peculiari qualità della sua complessa e articolata produzione fra le due guerre e fino alla sua morte.
Per ciò che concerne la pittura viene analizzata in particolare l’evoluzione e le sperimentazioni stilistiche e tematiche, oltre ai numerosi riferimenti impliciti o espliciti dei più diversi territori dell’arte di tutte le epoche. E questo nei vari generi: il paesaggio, la natura morta, il ritratto, il nudo femminile, le composizioni più articolate. Altrettanto significativa, anche se più ridotta è la produzione scultorea, che viene documentata con un gruppo molto interessante di lavori.

Da ieri a oggi.
Linee del contemporaneo in Ticino.
La Collezione
10 giugno – 9 agosto 2020

Attraverso un centinaio di opere della collezione la mostra intende creare un caleidoscopio di sperimentazioni con l’obiettivo di far dialogare le varie opere, ravvisandone affinità di linguaggio.

Il contemporaneo è qui inteso come un dialogare tra generazioni che coprono circa quarant’anni di storia, mutando di colpo da una memoria di atmosfere da ultimo naturalismo a un’immagine tecnologicamente ultraelaborata.

Il nocciolo della mostra sta quindi tutto nella storia del Museo d’arte Mendrisio che, dalle prime biennali dedicate a Paolo Bellini e ad Aldo Ferrario, arriva fino agli spazi dedicati ad Alan Bogana o a Marta Margnetti. Sono questi in mostra tutti artisti ben noti, che hanno stretto un legame con il nostro istituto e ai quali va il nostro ringraziamento.

Opere di:

Selim Abdullah, Sibilla Altepost, Paolo Bellini, Franco Beltrametti, Adriana Beretta, Livio Bernasconi, Anna Bianchi, Alan Bogana, Giuseppe Bolzani, Gianfredo Camesi, Rosanna Carloni, Daniela Carrara, Marisa Casellini, Edgardo Cattori, Massimo Cavalli, Milo Cleis, Andrea Crociani, Ilaria Cuccagna, Edmondo Dobrzanski, Tommaso Donati, Marcel Dupertuis, Matteo Emery, Sergio Emery, Renzo Ferrari, Aldo Ferrario, Luisa Figini, Samuele Gabai, Andrea Gabutti, Piero Gilardi, Silvano Gilardi, Elia Gobbi, Aglaia Haritz, Hermanus, Timothy Hofmann, Max Huber, Aoi Huber-Kono, Cesare Lucchini, Marta Margnetti, Simonetta Martini, Paolo Mazzuchelli (PAM), Eleonora Meier, Luca Mengoni, Gianni Metalli, Vincenzo Meyer, Gian Paolo Minelli, Flavio Paolucci, Gianni Paris, Gregorio Pedroli, Adriano Pitschen, Rolando Raggenbass, Tino Repetto, Mariangela Rossi, Alberto Salvioni, Ruggero Savinio, Paolo Selmoni, Fabrizio Soldini, Ivo Soldini, Bohdan Stehlik, Una Szeemann, Miki Tallone, Gianmarco Torriani, Francesco Vella, Petra Weiss, Gianmaria Zanda, Flavia Zanetti, Piera Zürcher