Le Collezioni

Grazie a importanti donazioni e acquisizioni, il Museo d’arte Mendrisio ha costituito dal 1980 un patrimonio regionale di eccezionale significato. Le donazioni Aldo e Aldina Grigioni, Dante Rocchetti nel 1986, Gino e Gianna Macconi nel 2005, hanno consentito di delineare nel dettaglio la storia artistica locale dell’ultimo secolo e porre anche l’accento su autori di risonanza internazionale. A queste si sono aggiunte le donazioni Luigi Meroni nel 2015, con pregevoli lavori di importanti autori lombardi e ticinesi del XX secolo, e la donazione Giovanni e Lorenza Bolzani nel 2016, focalizzata soprattutto sull’arte italiana del dopoguerra, unitamente a molti lasciti da parte di artisti della regione o dei loro eredi, che hanno contribuito ad arricchire il patrimonio museale, che oggi conta 5264 opere, di cui 400 appartenenti al Fondo di un protagonista dell’arte ticinese e lombarda del XX secolo, Pietro Chiesa, depositato nel 2004 e comprendente dipinti, opere su carta e l’ archivio dell’artista.

Il Museo d’arte Mendrisio custodisce inoltre gli oltre 650 Trasparenti realizzati dalla fine del XVIII secolo ad oggi per le processioni della Settimana Santa. Patrimonio di straordinario valore, essi costituiscono una testimonianza storica e religiosa unica. Una parte importante di queste opere è attualmente esposta a Casa Croci, dove è allestito il Museo del Trasparente.

Il museo include regolarmente nella sua programmazione allestimenti volti a valorizzare aspetti specifici della collezione.

Il Seicento

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Particolarmente interessanti le opere del misterioso Maestro della Natività di Mendrisio: tra queste lo stendardo con la Madonna del Rosario, utilizzata per la celebrazione del culto della Vergine (1633 circa) e le due pale con Santa Apollonia e Santa Lucia (1635-1640), caratterizzate da un modellato morbido e da una sapiente ricchezza cromatica. Di particolare pregio nella collezione, per lo stretto rapporto tra il museo e il territorio, è inoltre il fondo che include le opere dei pittori Francesco e Francesco Innocenzo Torriani da Mendrisio, padre e figlio, presenti con una serie di dipinti importanti, tra cui la splendida Adorazione dei pastori.

La collezione comprende numerosi ex-voto risalenti a questo stesso periodo: si tratta di immagini di piccole dimensioni volte a testimoniare la riconoscenza del popolo verso la Vergine e i Santi per le grazie ricevute.

Il Settecento

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Tra i protagonisti del rococò internazionale Carlo Innocenzo Carloni (1686/87- 1775) è presente in collezione con un bozzetto ad olio raffigurante l’Apoteosi di Ercole, tela tipica della produzione allegorica dell’autore. Coevo è un certo numero di tele attribuibili a Giuseppe Antonio Petrini (1677-1755/59) o alla bottega del maestro, ma un ruolo rilevante nella sezione settecentesca delle collezioni del Museo d’arte Mendrisio lo ricopre certamente Giovanni Battista Bagutti (1743-1823), autori di molti trasparenti (oggi custoditi nel Museo del Trasparente di Casa Croci) e di alcuni pregevoli dipinti tra cui il Trasporto dell’Arca santa, opera nella quale traspare una narrazione già orientata allo stile neoclassico.

Oltre ai ritratti di Domenico Pozzi (1745-1796) vanno citati anche i paesaggi di Giovanni B. I. Colomba, idilliaci e malinconici, perfettamente coerenti con l’atmosfera fin de siècle che caratterizza la sua tarda produzione.

L'Ottocento

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L'Ottocento è certamente un secolo ben rappresentato nelle collezioni del Museo d’arte Mendrisio.

Nell’ambito di una produzione piuttosto regionale e con una forte marca locale, rientra il corpus di Antonio Rinaldi (1816-1875) e Bernardino Pasta (1828-1875), mentre la presenza di Camille Corot (1796-1875) e Carlo Bossoli (1815-1884) allargano gli orizzonti e i confini territoriali con vedute di ampio respiro preimpressionista.

Tra le opere del secondo Ottocento, periodo caratterizzato da una sensibilità accentuata per la figura, la natura, tra realtà e simbolo, tra ideali e socialismo umanitario, vanno citati i lavori dei ticinesi Filippo Franzoni (1857-1911), Luigi Rossi (1853 - 1923)  e Adolfo Feragutti Visconti (1850-1924).

Il primo Novecento

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Protagonista di un importante fondo monografico Pietro Chiesa (1858-1915) sintetizza le tendenze della pittura svizzera e lombarda tra Otto e Novecento e ne registra l’identità in cammino. Ma il XX secolo è presente nelle collezioni del Museo d’arte Mendrisio nel duplice binario regionale e internazionale. Al primo appartengono figure quali Giuseppe Foglia (1888-1950), Anita Spinelli (1908-2010), Edoardo Berta (1867-1931), Apollonio Pessina (1879-1958), Anita Nespoli (1894-1974), Jean Corty (1907-1946) e Ugo Cleis (1903-1976), autori di opere intimiste, di stampo naturalistico e visionario.

Al secondo vanno ascritti Lorenzo Viani (1882-1936), per la produzione di argomento civile, e Guido Gonzato (1896-1955), per la figurazione fortemente espressiva, e alcuni importanti esponenti del filone espressionista, tra cui Marianne Werefkin (1860-1938), Samuel Wülser (1897-1977), Fritz Pauli (1891-1968), George Grosz (1893-1959) e Walter Kurt Wiemken (1907-1940).

Il secondo Novecento

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Nelle collezioni del Museo d’arte Mendrisio il XX secolo occupa un ruolo da protagonista, sia nelle sue declinazioni legate al territorio sia, soprattutto, attraverso le figure di importanti esponenti dell’arte italiana del dopoguerra.

Tra i primi spiccano Carlo Cotti (1903-1980), Pietro Salati (1920-1975), Alberto Salvioni (1915-1987), Giuseppe Bolzani (1921-2002), Edmondo Dobrzanski (1914-1997), Gino Macconi (1928-1999), Luciano Uboldi (1898-1986), Mario Ribola (1908-1948), Remo Rossi (1909-1982), Giovanni Genucchi (1904-1979) e Felice Filippini (1917-1988). Tra i secondi le figure di Carlo Carrà (1881-1966), Arturo Martini (1889-1947), Renato Guttuso (1911-1987), Ennio Morlotti (1910-1992), Marino Marini (1901-1980), Mario Sironi (1885-1961) e Fausto Pirandello (1899-1975) e Vittorio Tavernari (1919-1987), tra gli altri, che mantennero sempre una leggibilità del dato naturalistico e figurativo, mentre Tancredi Parmeggiani (1927-1964), Alfredo Chighine (1914-1974) e Aldo Bergolli (1916-1972), ad esempio, approdarono a una visione decisamente informale. Tra i surrealisti in collezione vanno citati Max Ernst (1891-1976), Wifredo Lam (1902-1982) e Serge Brignoni (1903-2002); tra gli astrattisti Hans Richter (1888-1976), Max Weiss (1921-1996), Pierino Selmoni (1927-2017), Mario Radice (1898-1987) e Max Huber (1919-1992). Per finire con la generazione nata tra il 1935 e il 1960, rappresentata tra gli altri dai ticinesi Sergio Emery, Renzo Ferrari, Paolo Bellini, Cesare Lucchini, Samuele Gabai, Milo Cleis, Adriano Pitschen, Gregorio Pedroli, Adriana Beretta, Anna Bianchi, Gianfredo Camesi, Simonetta Martini, Luca Mengoni e da alcuni caposcuole italiani quali Piero Gilardi e Franco Francese.

Arte contemporanea

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La sezione più recente delle collezioni del Museo d’arte Mendrisio spazia attraverso una molteplicità di ricerche e di medium espressivi: dalla pittura alla fotografia, dalla videoarte alla scultura, dalle tecniche d’incisione alle installazioni. Il panorama è rivolto soprattutto alla scena locale che ha saputo, negli ultimi anni del XX secolo e nei primi decenni del XXI, sviluppare una produzione originale e di alto livello tecnico e concettuale.

Grazie a una nuova campagna di acquisizioni, il Museo d’arte Mendrisio ha volto lo sguardo alle ultime generazioni di artisti del territorio, ampliando considerevolmente la prospettiva delle proprie collezioni e includendone produzioni e lavori recenti.

I Trasparenti

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I “trasparenti” sono apparati effimeri connessi con le Processioni storiche di Mendrisio della Settimana Santa, documentate almeno dal XVII secolo. I primi grandi “archi luminosi” o “fanali” appesi sulle strade compaiono invece, come afferma in una lettera don Ambrogio Torriani, solo nel 1791. Quasi sicuramente fu il frate servita Antonio Maria Baroffio (1732-1798) del convento di San Giovanni a introdurre questa tradizione. Benché i “trasparenti” fossero da subito gestiti dai Servi di Maria e conservati nel Convento, furono sempre pagati da privati cittadini e, a partire dal 1794, anche dall’autorità municipale di Mendrisio, alla quale inoltre spettava il compito di organizzare il loro allestimento. Dalla soppressione del Convento nel 1852, fino ad oggi, il Comune di Mendrisio in qualità di proprietario di quasi tutte le opere – alcune delle quali ricevute successivamente in donazione dalle famiglie che li avevano commissionati – si è sempre preso carico di presentarli nelle strade del Borgo in occasione delle processioni della Settimana Santa.

Tra il 1791 e il 1792 fu completata la prima serie delle così dette “porte”: lo stile evidente, le scritte e le date dipinte su alcuni telai, indicano in Giovanni Battista Bagutti di Rovio (1742-1823) l’autore, forse, di tutta la prima serie originale. Ciascuna facciata presentava una scena centrale affiancata da due figure di profeti, i cui testi erano collegati al soggetto rappresentato. Oltre alle scene della Passione di Cristo vi erano illustrati almeno due episodi della “Passione di Maria”. Negli stessi anni egli firma e data anche il gruppo delle 4 “lesene” sulla facciata di San Giovanni e la serie di 6 “vele” per la facciata del Convento di San Giovanni. Inoltre sono a lui attribuibili anche il “cartellone” sopra la porta della chiesa, l’arco con angioletti, i 4 “tempietti” con Profeti, e 4 serie di lampioni.

Le prime opere documentate dopo quelle del Bagutti, sono una serie di 12 “fanali” che il Comune di Mendrisio paga nel 1838 ad Augusto Catenazzi, da collocarsi su “pali” lungo l’attuale Corso bello. Scomparsi, o non più identificabili quelli, nel 1949 un’analoga commissione incarica Mario Gilardi di eseguire altrettante “lanterne fisse” da collocare nel viale alberato che conduce alla chiesa di San Francesco dei cappuccini, all’estremità sud del percorso processionale.

Fondazione Pietro Chiesa

Fondazione Pietro Chiesa

Pietro Chiesa è uno dei maggiori pittori ticinesi attivi tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. La formazione avviene all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano. La capitale lombarda sarà, fino al 1917, il suo luogo di residenza. Diverrà poi, tra il 1920 e il 1950, figura di spicco dell’arte in Ticino e punto di riferimento per l’arte svizzera.

Può essere considerato fino al 1950 l’artista emblema del Cantone, assumendo la funzione di portavoce dell’arte ticinese già avuta tempo addietro da Vincenzo Vela. Le qualità dell’artista, nelle sue prove più alte, e la rilevanza del personaggio di cultura fanno di lui una personalità chiave, importante della storia ticinese della prima metà del secolo. Amico di Amiet, dei Giacometti, di Haller, di Baud-Bovy, Pietro Chiesa ricopre un ruolo fondamentale nelle delicate relazioni tra mondo culturale italiano e tedesco-francese. ll Museo d’arte Mendrisio possiede il più vasto fondo di opere dell’artista, figura chiave della storia artistica e, in generale, sulla cultura del Novecento ticinese; soprattutto della prima metà del secolo. Il materiale conservato nei depositi del Museo è estremamente ricco e non lascia lacune nella conoscenza del percorso dell’artista (1895-1959).

370 opere dell’artista, tra cui studi preparatori per importanti lavori pubblici e alcune opere di amici e colleghi italiani e ticinesi. Grazie alla mostra tenutasi al Museo d’arte Mendrisio nel 2004 e in parte ripresentata al Museo Nazionale di Prangins (Nyon), lo studio del materiale d’archivio ha rivelato il ruolo centrale del pittore Pietro Chiesa non solo nella storia artistica ticinese e lombarda della fine dell’Ottocento e della prima metà del Novecento, ma anche nel più ampio contesto politico e culturale cantonale. Il folto e diramato carteggio e la documentazione (foto, taccuini, cataloghi, riviste e giornali), ora conservati insieme alle opere giunte al Museo d’arte, costituiscono un osservatorio d’eccezione per lo studioso di storia ticinese.